L’alimentazione

I nostri avi si nutrivano di pane che venne prodotto anticamente con farina di miglio, in epoche successive con quella di segale e di frumento. Le pagnotte venivano cotte nei forni a legna che si trovavano al centro del paese e di solito dovevano durare almeno una settimana. I diversi tipi di pane, mangiato in grande quantità, soprattutto dalla gente povera, erano: il pane di “meliga” (prodotto con farina di mais), quello di “risina” (prodotto con farina di riso) e quello di “segale”. Il pane si usava molto per la prima colazione, nella zuppa di brodo con cavoli e nel caffelatte.

Quasi tutte le famiglie avevano un pollaio ed un porcile e allevavano polli, oche e maiali. Le oche venivano spennate e le piume erano utilizzate per imbottire materassi e cuscini; la carne, fatta a pezzi, veniva conservata sotto grasso. Anche la carne di maiale era conservata sotto grasso ed erano confezionati salumi messi poi nella “duija” (olla di terracotta).

Sulle rive incolte di fossi e canali crescevano bacche del sottobosco, frutti selvatici, tuberi e radici varie.

Nell’orto si coltivavano fagioli, fagiolini “dell’occhio”, fave, cipolle, verze ed erbette varie.

Il vino, già conosciuto in epoca romana, si beveva caldo con aggiunta di miele ricavato dai favi delle api selvatiche presenti nelle cavità dei vecchi tronchi d’albero.

Fino a 60 anni fa tanti paronesi possedevano una vigna e producevano il vino “Clinton” (Clinto); alla fine del XIX secolo i nostri bisnonni, che tornavano dall’America Latina, portarono un tipo d’uva detta “americana”, più dolce e di maggiore resa. Essa veniva conservata su stuoie e si mangiava anche durante l'inverno.

Negli ultimi due secoli le coltivazioni principali sono state quelle del riso, del mais e di prati e marcite per l’allevamento del bestiame.

Il cibo veniva cucinato sul fuoco a legna e molto spesso consisteva in minestroni di verdura conditi con lardo, oppure polenta con latte.

Nei giorni di magro per la tradizione cristiana, si mangiava la minestra con i fagiolini “dell’occhio”, condita con l’olio, un pezzo di formaggio ed il pane.

Raramente si mangiava la carne bovina. Infatti a Parona non c’era una macelleria; solo una volta a settimana veniva in paese un macellaio con pochi chili di carne.

Alla domenica era consuetudine pranzare con il risotto e qualche pezzo d’oca; di sera bastava una scodella di latte con il pane ed un po’ di salame e frittata.

Si beveva vino annacquato e l’acqua del pozzo.